Il mercato delle startup innovative in Italia è uno di quelli in maggiore crescita, anche in un periodo di debolezza economica. Circa 5000 startup sono registrate al Ministero dello sviluppo economico, con 35 incubatori. Tra di loro quelle con più riscontri sono le compagnie focalizzate sulla tecnologia (in particolare servizi web) e sull’innovazione legata all’ambiente. Le aziende ecologiche hanno visto il loro volume di vendita aumentare del 20% nel 2012, contro il 12% della media italiana. Danno lavoro al 13% delle persone nel settore in Italia. La crescente sensibilizzazione verso l’ambiente porterà un’ulteriore crescita, anche grazie ai fondi governativi ed europei e in generale ad un aumento delle entrate.

Abbiamo scelto 5 startup italiane per l’ambiente. Non si tratta di una classifica, né di un premio e l’ordine è completamente casuale. Il nostro desiderio non è di attribuire premi, anche perché trascureremmo numerose altre imprese, ma di raccontare le storie di 5 gruppi innovativi, in settori differenti.

 

  • Leap Factory. Fondata da Stefano Testa e Luca Gentilcore, ha sede a Torino. Il suo nome è l’acronimo di “Living Ecological Alpine Pod”. Producono sistemi modulari di design, da un piccolo magazzino fino ad una casa con una parete di vetro. Tutti i loro prodotti sono ad alta tecnologia, permettono un alto livello di isolamento termico e l’installazione di pannelli solari per l’indipendenza energetica.
  • Solbian Energie Alternative. Anch’essa basata vicino a Torino, ad Avigliano. Produce pannelli solari flessibili, che potrebbero essere applicati ovunque. Collaborano anche con Leap Factory, ma un importante fetta di mercato deriva dalla vela sportiva, dove hanno uno sponsor eccellente come Giovanni Soldini. Proprio in seguito ad una collaborazione con Soldini e il CNR nel 2006, 3 anni dopo la compagnia si struttura in una startup, con un network commerciale in tutti i continenti.
  • Biokit. Tra i vincitori del Bio Plug in, premio attribuito dall’Ordine Nazionale dei Biologi a EXPO 2015, Biokit nasce dall’idea di due studentesse del Politecnico di Bari, Barbara di Maggio ed Isabella paciolla. Si tratta di un kit prodotto per la ristorazione medio-piccola, ma anche ad uso domestic, che permette di riciclare gli oli esausti tramite la saponificazione. La gestione autonoma dei rifiuti permette anche una riduzione dell’impatto sull’ambiente, rendendolo un buon investimento economico.
  • Lapis Green. Nasce a Milano dopo essere stata sognata a lungo dal suo fondatore, Enzo. Lapis Green trae ispirazione dall’Olanda, dove durante un viaggio il suo “importatore” ha visto le serre per la coltivazione dei fiori. Il prodotto finale è una matita colorata con un polimero organico di mais sul fondo, contenente semi di piante diverse, dal basilico alla menta. Con una piccola serra “portatile”, dei dischetti di torba compressa, dai semi contenuti nelle matite può nascere un piccolo orto domestico.
  • Bioswap. Un altro progetto vincitore del Bio Plug in, nato dai palermitani Chiara Costanza, biologa specializzata in nutrizione e Francesco Dragotta, ingegnere dell’automazione. I due si sono chiesti: è possibile che dalle macchinette invece di cibo spazzatura esca cibo sano? Ispirati dallo slogan “recover waste and discover taste” i due hanno ideato un jukebox alimentato con rifiuti plastici o di vetro, che in cambio restituisce cibo e bevande sane.